Il Vaticano nel magico mondo di O.

Il carico di aspettative, talora contraddittorie, che si è riversato sul presidente eletto degli Stati Uniti fa apparire Barack Obama come un demiurgo destinato ad accontentare tutti. Un’abile campagna elettorale (e la forte impopolarità dell’amministrazione in carica) ha fatto lievitare le attese per “il fantastico mondo di O.” Leggi Così Obama intende azzerare la politica di Bush sull’aborto
11 NOV 08
Ultimo aggiornamento: 15:04 | 14 AGO 20
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Fra questi, uno dei pochi citati esplicitamente riguarda il finanziamento federale alla ricerca sulle cellule staminali embrionali, ora bloccato e che, a quel che pare, potrebbe essere ripristinato. Il cardinale Javier Lozano Barragàn, che per il Vaticano si occupa di salute, ha criticato questa intenzione, non solo in virtù dell’insegnamento della chiesa che considera gli embrioni esseri umani e quindi rigetta l’ipotesi di usarli come cavie per esperimenti. Il porporato ha anche ricordato che oggi la ricerca più promettente è quella che si basa sull’utilizzazione di cellule staminali adulte o ricavate dal cordone ombelicale, come riconosce anche la maggior parte della comunità scientifica. Anche per questa ragione, la volontà di promuovere un ambito di ricerca che offende la sensibilità dei cristiani (e di chiunque consideri sacra la vita umana) appare come una forzatura politica. Il cardinale, peraltro, è intervenuto per chiarire il pensiero della chiesa in merito, senza assumere posizioni di merito su un provvedimento del quale non si conoscono ancora a fondo i contenuti.
Quel che però appare evidente è che neppure Obama potrà superare per virtù carismatica le divergenze profonde che solcano la società occidentale su questioni di fondo come la concezione della vita e della dignità della persona umana. Si tratta di questioni sulle quali è difficile trovare compromessi “quantitativi”, come invece spesso si può fare su temi come quelli economico-sociali o persino geopolitici. Le gravi difficoltà che l’America dovrà affrontare richiedono una presidenza forte e autorevole, e naturalmente l’investitura popolare e l’ampia simpatia mondiale sono per Obama un punto di partenza formidabile, che sarebbe meglio non dilapidasse per compiacere ristrette élite radicali.